venerdì 10 agosto 2018

IL BLOG DI ANAHATA: NON ESISTONO EMOZIONI BUONE E CATTIVE, MA SOLO EMOZIONI. Di Filippo Vagli




IL BLOG DI ANAHATA: NON ESISTONO EMOZIONI BUONE E CATTIVE, MA SOLO EMOZIONI. Di Filippo Vagli
Emozioni buone ed emozioni cattive: una distinzione che non ha motivo di esistere.
Paul Ekman, uno dei maggiori esponenti delle teorie evoluzionistico-funzionaliste delle emozioni, individuò sei emozioni primarie: gioia, tristezza, rabbia, paura, disgusto, sorpresa. Più tutta una serie di emozioni “secondarie” o sentimenti (imbarazzo, orgoglio, gelosia, invidia aggressività, colpa, ecc…) che nascono dalle connessioni tra emozioni primarie e situazioni.
Il nostro cervello ha bisogno di codificare e di catalogare tutto, e così spesso accade che etichettiamo anche le emozioni, inconsapevoli però che esse sono come la gamma dei colori dell’arcobaleno. Esistono tutte ed insieme convivono dentro di noi dal momento che ognuna di esse, in un determinato momento, sta svolgendo una sua specifica funzione.
La rabbia ad esempio è un di quelle emozioni che la stragrande maggioranza delle persone vive in maniera negativa. La cultura dominante ci ha insegnato fin da piccoli che le persone “rabbiose” sono cattive, inadeguate, vittime di sé stesse e delle situazioni negative della vita. E per assecondare questa visione abbiamo creato un’immagine di noi stessi troppo rigida e controllata per cui tendiamo a trattenere questa rabbia, fino anche ad arrivare all’ulcera o alla colite. L’addome, dal momento che contiene stomaco e intestino è considerato la sede della nostra istintualità, e quando lo teniamo troppo a bada, per il quieto vivere, per i condizionamenti sociali, per l’educazione che abbiamo ricevuto, succede che prima o poi ci viene a chiedere il conto attraverso i propri sintomi. Ecco quindi che questa rabbia, oltre a portarci consapevolezza su quanta energia, quanta forza, e quanta grinta possediamo, ogni tanto ci viene a trovare anche per rompere questa immagine troppo rigida di noi stessi che ci siamo creati.
Così come l’aggressività, altro sentimento considerato poco nobile, ma che in realtà non è sempre negativo. Il significato etimologico di aggredire è AD GREDIOR vale a dire ANDARE VERSO. Non è sinonimo di violenza, di sopraffazione ma è la più sana capacità di andarsi a prendere ciò di cui si ha bisogno. Provate a buttare un biscotto in mezzo a due cani che si vogliono bene perché vivono insieme da anni: ringhiano e se c’è bisogno si aggrediscono per andare a prenderlo. Questo perché l’istinto animale, che non è mediato da quella parte del cervello chiamata neocorteccia come invece accade nell’uomo, fa sì che ognuno si vada a prendere ciò che gli serve per la sopravvivenza (nell’esempio cibo). Poi, una volta che uno dei due se l’è preso, basta, amici come prima.
Quindi l’aggressività quando non è intesa come violenza (quest’ultima infatti è solo un aspetto dell’aggressività) ma come “andare” verso un proprio bisogno primario, verso un proprio obiettivo importante, verso una propria necessità, è tutt’altro che negativa. Rappresenta un’energia vitale, uno stimolo atto a far sì che ognuno di noi tiri fuori tutti gli attributi necessari a raggiungere il proprio fine, un elemento che si avvicina molto alla consapevolezza. 
Stessa cosa per come l’invidia, un sentimento apparentemente legato ad un senso di frustrazione derivante dalle fortune altrui, ma che in verità ci sta parlando di noi, del nostro profondo, dei nostri bisogni insoddisfatti. Un’energia volta a trasformare i nostri sogni in obiettivi.
Tutti noi dobbiamo necessariamente passare attraverso tutte queste emozioni e quindi non è corretto dire “io sono sempre arrabbiato” piuttosto che “io sono sempre geloso”, perché altrimenti ci focalizziamo su queste e perdiamo di vista tutte le altre.
Gli antichi per parlare delle emozioni facevano parlare gli dei, che altro non sono che una rappresentazione delle varie emozioni che abitano dentro l’essere umano. L’uomo antico in un momento di profonda tristezza, di grande gelosia, piuttosto che di rabbia calda, avrebbe ragionato in questi termini: “Cosa saranno venuti a dirmi questi sentimenti così potenti che mi angosciano? Che strada vogliono che io intraprenda?”.
La nostra mente invece, che tutto vuole sapere, controllare e definire in termini razionali, non potrà mai spiegarci un’emozione perché queste hanno altri codici. Ogni volta che vogliamo controllare o spiegarci un’emozione con la ragione, magari perché non vogliamo accettare il dolore per un istante, quel dolore rischiamo di cronicizziamo, costringendoci a soffrire per tutta la vita. La maledizione del nostro tempo è la scissione tra ciò che siamo e tra ciò che vorremmo essere. Il pensiero razionale non ha nulla a che fare con la vita e quindi dovremmo avere il coraggio ogni tanto di mettere i soliti pensieri da parte.
Ricorda sempre che nessuna emozione è eterna. Tutte le emozioni possono essere visualizzate come una curva gaussiana, vale a dire una figura geometrica un inizio, una salita fino a giungere ad un picco massimo e poi una discesa. L’emozione compie esattamente questo percorso: arriva improvvisa, sale, sale, sale, giunge ad un picco (di dolore così come di gioia) e poi, a patto che noi non la disturbiamo, decresce da sola, cala, cala, cala, fino a scomparire. Se invece la contrastiamo rischiamo soltanto, una volta arrivata al suo picco massimo di trasformarla in una linea retta togliendole la possibilità naturale di decrescere.
Oppure, sempre per non voler soffrire, al primo malessere prendiamo la “pastiglietta”. Ma proviamo ad immaginare un rubinetto da cui sgorga sia acqua calda che acqua fredda; caldo e freddo, i due opposti. Esattamente come gioia e dolore, i due opposti. Ecco, se quel rubinetto lo chiudiamo non sgorgherà più nulla, né l’acqua calda né tanto meno l’acqua fredda. E allo stesso modo succederà per le nostre emozioni: con la “pastiglietta” ci illudiamo di poter chiudere solo il rubinetto del dolore, ma aimè non sé così, e da quel rubinetto non potrà più sgorgare nulla, nemmeno la gioia. Nella vita esiste anche il dolore, e proprio il dolore ha una funzione importantissima perché arriva a spazzare via tutto l’inutile che c’è dentro di noi.
Ma cosa significa non intervenire?
Significa sedersi in poltrona e dirsi: “Ok, mi arrendo, non intervengo”. Così come quando è in corso una rapina, mi metto a mani alzate e lascio fare. Ok, mi accorgo che sta arrivando l’ansia, non cerco di spiegarmi il perché, non mi interessa da dove arriva, non mi chiedo nulla, non mi oppongo, semplicemente l’accetto. La saggezza della tua parte più autentica e più profonda, ti sta dicendo di fermarti e di rimanere un po’con la tua rabbia, con la tua aggressività, con la tua tristezza, di lasciarti invadere da loro, perché sono gli anticorpi necessari al fine della tua crescita personale.
Troppo spesso ci mettiamo in scontro diretto contro queste sensazioni, senza considerare che in questo modo, anziché liberarcene le potenziamo, gli diamo forza. L’emozione quando arriva non va scacciata, va accolta, va vissuta, e se proviamo a farlo ci accorgiamo che questa, così come un’onda del mare arriva, e poi se ne torna da dove è venuta.
Edward Bach, il medico gallese che ci ha fornito il magnifico sistema floreale che porta il suo nome, sosteneva che ognuno di noi è venuto al mondo per apprendere una lezione. E in tema di emozioni la lezione più importante che possiamo apprendere è il trascurare ogni tipo di giudizio morale, sociale, culturale riguardo questi sentimenti così forti, così potenti. Sia riguardo a quelli più gradevoli quali l’amore, la gioia, la generosità, sia verso quelli considerati più brutti quali la rabbia, l’invidia, la gelosia, la tristezza, e lasciarli vivere al nostro interno in armonia, semplicemente accogliendoli ed integrandoli
Questo ci consentirà di evolvere e di poter seguire il nostro percorso di crescita personale, abbandonando la visione rigida e a senso unico che ci eravamo costruiti di noi stessi per ottemperare allo scopo della nostra vita terrena, vale a dire diventare quegli esseri autentici, unici e irripetibili di cui ci parla la visione olistica dell’uomo.
Vi lascio con una straordinaria poesia di Giadal al – Din Rumi, il poeta mistico di origine persiana del 1200, in ci parla proprio dell’importanza di accogliere e integrare le emozioni.

Questo essere umano è un piccolo albergo.
Ogni giorno un nuovo arrivo:
una gioia, una depressione, una meschinità.
Qualche momentanea consapevolezza giunge
come un visitatore inaspettato.
Dà il benvenuto e intrattiene tutti gli altri
anche se essi sono una folla di dispiaceri,
che violentemente scuotono la casa
vuota dei suoi arredi.
Malgrado tutto onora ogni ospite,
la consapevolezza può mettere ordine
e creare spazio
per qualche nuova delizia.
Il pensiero cupo, la vergogna, la malizia
si incontrano alla porta ridendo
e li invita ad entrare.
Sii grato verso chiunque arrivi,
perché ognuno è stato inviato
come una guida dall’aldilà.

Giadal al – Din Rumi


Filippo Vagli, divulgatore Olistico, responsabile didattico e docente dell’Accademia di Naturopatia Olistica Anahata è Naturopata diplomato con lode presso Riza, Istituto di Medicina Psicosomatica, Counselor e Life Coach.
Da oltre 25 anni si dedica allo studio, alla ricerca e alla divulgazione della Naturopatia, della Psicosomatica, delle Filosofie Olistiche, delle discipline Bio-Naturali e di relazione di aiuto alla persona.

  

venerdì 3 agosto 2018

IL BLOG DI ANAHATA: LA SOGLIA DI RESISTENZA PERSONALE. Di Filippo Vagli


IL BLOG DI ANAHATA: LA SOGLIA DI RESISTENZA PERSONALE. Di Filippo Vagli

Tante volte sentiamo persone lamentarsi del proprio lavoro, del proprio capo ufficio, del proprio partner, della propria situazione economica, della vita in generale.
Il lamento fine a sè è stesso non serve a niente, anzi, è un delle cose più tossiche, più velenose che possano esistere per la nostra anima
Quando nella nostra vita c’è qualcosa che non funziona, che non ci appaga, che non ci fa essere felici, ci sono altri due concetti fondamentali da tenere ben presenti:
-          la realtà è come è e non come noi vorremmo che fosse
-          non possiamo cambiare gli altri
Seneca, il grande filosofo romano, a tal proposito affermava che: “Non possiamo dirigere il vento ma possiamo orientare le vele”
Partendo da questo concetto la domanda che giunge spontanea è la seguente: “Che cosa possiamo fare quando una situazione che non possiamo cambiare non ci soddisfa?”
Una possibile risposta ha a che fare con quella che viene definita la Soglia di Resistenza Personale.
La Soglia di Resistenza Personale è l'unico elemento che possiamo attivare quando l’ambiente in cui ci muoviamo ci è ostile, quando ci sentiamo infelici perché non possiamo cambiare qualcosa che ci rende insoddisfatti, a tutti i livelli: famigliare, lavorativo, socioculturale, ecc..
Attivando e aumentando quest’ultima, non ci faremo più sopraffare da quello che sta avvenendo sul luogo di lavoro, in famiglia, nel contesto in cui viviamo e avremo l’energia per attendere tempi migliori, dal momento che prima o poi tutto cambia, e quindi cambieranno anche queste situazioni negative
Alzare la nostra Soglia di Resistenza Personale è quindi una sorta di autoprotezione
La Soglia di Resistenza Personale la si costruisce e la si aumenta, attivando quelli che vengono definiti i PRINCIPI ATTIVI della Soglia di Resistenza Personale, vale a dire:
1)      MOVIMENTO FISICO FATTO CON CONTINUITA’:
Esiste la regola dei 150 minuti. Significa fare movimento per 30 minuti al giorno per 5 giorni la settimana. Se è un po' di tempo che sei fermo, ti accorgerai che, trascorsa qualche settimana con questi 30 minuti di attività fisica svolti per 5 giorni alla settimana, qualcosa incomincia a cambiare. Questo perché il corpo, sull’effetto di questa pratica quotidiana, inizia a produrre quelli che vengono definiti gli “ormoni del benessere”, endorfine, ossitocina e tutta una serie di sostanze che il nostro cervello utilizza per reagire meglio quando si trova in situazioni disagevoli e che aumentano la tua resistenza agli eventi stressanti.
Questo movimento produce resistenza e quindi produce energia vitale

2)      DIVERSIFICAZIONE DEGLI INTERESSI: ogni persona resistente è una persona che ha più interessi nella vita. Se invece tutto il tuo mondo è concentrato su un solo interesse (es. il lavoro) devi sperare che quell'aspetto della tua vita vada bene. Altrimenti, se per un qualsiasi motivo quel tipo di situazione incomincia ad andare male, avendo concentrato li tutte le tue energie e tuto il tuo tempo, ti potrai trovare in grande difficoltà. Inoltre, se coltivi più interessi, il tuo cervello diventerà più plastico, più flessibile, e avrai più elementi, più situazioni a cui aggrapparti anche nei momenti di difficoltà. Deve ovviamente trattarsi di qualcosa che ti piace, che ti dia gratificazione; qualsiasi cosa sia. Diventare esperto perlomeno di due cose nella tua vita inoltre, è un po’ come tenere vive delle fiammelle che ti aiutano ad avere sempre viva la percezione della relatività delle cose, nel senso che nella vita non esiste solo quello che stiamo facendo ma ci sono tanti altri aspetti da considerare.

3)      CAPACITA’ DI RILASSAMENTO: il rilassamento non è guardare la televisione, stare sul divano, perché attraverso queste pratiche pensiamo di rilassarci, e in parte lo facciamo, ma solo a livello superficiale. Esistono invece delle tecniche a mediazione corporea, utili per attivare un rilassamento profondo.
La prima di queste è senza dubbio il controllo della respirazione. La respirazione, è il primo e l’ultimo atto che compiamo durante la nostra vita terrena, e già da qui possiamo capire l’importanza che riveste.
Esistono poi tante altre tecniche corporee utili per il rilassamento profondo quali il training autogeno, lo yoga, la meditazione, la visualizzazione creativa, ecc… Queste tecniche sono molto utili perché nel periodo di svolgimento di tali pratiche, ci impongono di stare molto concentrati su quello che stiamo facendo. E considerato che la nostra mente non è in grado di pensare a due cose contemporaneamente, in quel momento svuotiamo automaticamente la mente da tutto il resto e quindi anche da tutti quei pensieri inquinanti e ripetitivi che ci portiamo appresso nella nostra quotidianità.
Ecco perché le tecniche di rilassamento sono così importanti.
Ricorda sempre che, dove c'è molta pressione ci vuole molta capacità di rilassamento.
Più riusciamo a rilassarci più saremo resistenti.
Le situazioni critiche, o le persone che ci infastidiscono, ci saranno ugualmente, non è che attraverso queste pratiche le facciamo volatilizzare, ma saremo più pronti per poterle affrontare evitando di farsi vampirizzare tutta l’energia che possediamo.

4)      DARSI OBIETTIVI PERSONALI PIACEVOLI: darsi piccoli obiettivi personali significa ad esempio: “dalla settimana prossima al venerdì sera esco a fare l’aperitivo con gli amici”.
Magari potrà succedere che arrivato al venerdì pomeriggio non ne avrai voglia, o tra le mille cose che devi fare ti verrà difficile trovare il tempo per farlo, ma te lo devi imporre. Anche se ti costa un po’ di sacrificio le prime volte lo devi fare perché è fondamentale darsi degli obiettivi personali e piacevoli per diventare più resistenti

5)      CERCARE SEMPRE DI IMPARARE QUALCOSA DI NUOVO: può andare bene qualsiasi cosa. Voglio imparare a fare le foto? Ok, mi darò l'obiettivo che entro i prossimi sei mesi, iscrivendomi ad un corso di fotografia imparerò a fare le foto.
Le persone a resistenti hanno sempre aperta una strategia di apprendimento, perchè quello che hai imparato ti rende resistente.
Ti potranno togliere tutto, ma non quello che hai imparato, e più cose avrai imparato, più sarai resistente.

La Soglia di Resistenza Personale ti salva, e più è alta, più qualsiasi contesto averso ti metterà in difficoltà ma non ti distruggerà.
Più la Soglia di Resistenza Personale è alta, più ti rende assertivo perché per esserlo hai bisogno di stare bene. E se riuscirai ad essere assertivo ti risulterà più semplice infondere nelle persone che ti circondano il rispetto e questo ti aiuterà molto, posto che ci sarà sempre qualcuno che ti nella vita cercherà di metterti i bastoni fra le ruote.
Per fare questo devi assumere i cinque principi attivi della Resistenza Personale sopra enunciati che servono per fare aumentare la tua Soglia di Resistenza Personale
Le persone resistenti non sono quelle che non hanno mai avuto bisogno di resistere, ma anzi, quelli che nella vita hanno avuto bisogno di resistere.
Quindi, se ogni tanto c'è qualcuno che ti mette sotto pressione, non è poi così male, anzi, va bene, perché ti consente di sviluppare gli anticorpi che ti renderanno resistente e che ti consentiranno di sopravvivere anche in mezzo alle avversità e di andare avanti.
Le persone più resistenti inoltre sviluppano un’altra caratteristica molto importante per il benessere: l’ottimismo. L’ottimista non è uno scemo o un individuo pervaso dal pensiero magico infantile, quanto invece una persona che nei momenti difficili impara a non catastrofizzare. Il nostro cervello di norma, tende a dare più importanza agli eventi negativi piuttosto che a quelli positivi. Facciamo un esempio: prendiamo il treno cinquanta volte e va sempre tutto bene; se però una volta abbiamo un problema (es. ritardo, pulizia, ecc…) il treno diventa un mezzo di locomozione schifoso. L’ottimista è quello che non reagisce così. Non dà valore solo alle cose che non funzionano perché vede che ci sono cose che non funzionano ma è consapevole che tutto ciò è inserito in un contesto in cui però tante altre cose funzionano.
Cercherà pertanto di migliorare le cose che non funzionano senza però drammatizzare, senza demoralizzarsi troppo, mantenendo quindi un approccio positivo con la vita.
  
Filippo Vagli, Docente dell’Accademia di Naturopatia Olistica Anahata è Naturopata diplomato con lode presso Riza, Istituto di Medicina Psicosomatica, Counselor e Life Coach.
Da oltre 25 anni si dedica allo studio, alla ricerca e alla divulgazione della Naturopatia, della Psicosomatica, delle Filosofie Olistiche, delle discipline Bio-Naturali e di relazione di aiuto alla persona.




venerdì 20 luglio 2018

IL BLOG DI ANAHATA: LA LETTURA PSICOSOMATICA DELLA TACHICARDIA E DELLE EXTRASISTOLE Di Filippo Vagli




IL BLOG DI ANAHATA: LA LETTURA PSICOSOMATICA DELLA TACHICARDIA E DELLE EXTRASISTOLE Di Filippo Vagli

Da un punto di vista fisiologico la tachicardia si riferisce ad una frequenza del battito cardiaco a riposo più accelerata rispetto alla media degli individui (nell’adulto quando supera i cento battiti al minuto).
L’extrasistole è invece un disturbo dipendente da un’anticipata contrazione del cuore che altera la normale ritmicità del battito cardiaco.
Due situazioni in cui il cuore batte più velocemente del solito o comunque fuori ritmo.
L’organo bersaglio in entrambi i casi è quindi il cuore, l’organo centrale dell’apparato circolatorio, una vera e propria pompa meccanica del sangue.
Parlando di sangue e allargando un po’ il nostro sguardo attraverso un ragionamento di tipo simbolico-analogico, parliamo di emozioni.
Solamente scomponendo il sostantivo “emozione” in EMO-ZIONE possiamo facilmente leggervi un evidente ed immediato rimando al sangue (emo).
Espressioni del tipo:
“quando mi arrabbio mi va il sangue alla testa”
“quella persona mi emoziona, mi piace così tanto che mi fa sangue
“quando ho visto quella scena ho avuto una gran paura, mi si è veramente gelato il sangue
“il vero killer non si emoziona, ha veramente sangue freddo”
e altre ancora, ci testimoniano il legame indissolubile che esiste tra emozioni e sangue,
E d’altra parte quando ci emozioniamo per qualcosa non diventiamo forse tutti rossi in viso? Questo rossore altro non è che il sangue che si è radunato copiosamente nella zona del volto a fronte dell’emozione che abbiamo provato.
Siamo quindi nel mondo delle emozioni, un mondo sotterraneo che vive dentro di noi, nei meandri della nostra parte più profonda, un mondo che vorrebbe emergere, che vorrebbe venire a galla ma non riesce a farlo, un mondo a cui la nostra parte razionale non riesce a dare spazio. E spesso ciò accade quando per troppo tempo abbiamo lo abbiamo messo sullo sfondo anziché dargli lo spazio che avrebbe desiderato.
Ma torniamo a parlare del cuore.
A livello fisiologico il cuore, quando siamo a riposo, dovrebbe battere con una frequenza madia che si aggira tra i sessanta e i cento battiti al minuto, così come dovrebbe accelerare il proprio ritmo quando svolgiamo un’attività fisica rilevante o quando proviamo un’emozione intensa.
Ecco che, se un’accelerazione improvvisa (tachicardia) piuttosto che un’alterazione della normale ritmicità del battito (extrasistole) avviene quando non è presente nessuna di queste condizioni, una volta escluse tutta una serie di gravi patologie che possono determinare tali alterazioni, una lettura in chiave psicosomatica ci può rivelare alcuni aspetti molto importanti di una persona.
E’ possibile infatti che il sangue, che come già detto rappresenta il mezzo attraverso cui si veicolano le emozioni all’interno del corpo, si sia preso carico di far sentire che questo cuore vuole essere ascoltato.
Magari perché lo stiamo facendo battere troppo “lentamente” rispetto al ritmo di cui avrebbe bisogno. Oppure perché lo stiamo facendo battere con un ritmo troppo “regolare”. Forse abbiamo reso la nostra vita un po’ troppo piatta, un po’ troppo “lenta”, statica, abitudinaria, monotona, con poco “ritmo”, e il nostro cuore, con i suoi battiti accelerati e/o aritmici viene in nostro soccorso segnalandocelo.
Quando la nostra vita emozionale è diventata troppo regolare, troppo piatta è proprio il sintomo, l’extrasistole piuttosto che la tachicardia che ce lo viene a ricordare grazie alla sua accelerata o al suo ritmo irregolare.
Sintomi che rappresentano un’evidente richiesta di aiuto della nostra parte più profonda, che avrebbe voglia di un maggior movimento, di meno regolarità, di qualche schema in meno e di poter spendere giornalmente una quota di energia maggiore, una carica pulsionale che invece rimane insoddisfatta al nostro interno.
E’ possibile che il cuore ci stia chiedendo di ritrovare un nuovo equilibrio, una maggior armonia tra il mondo della “testa”, la razionalità, e il mondo del “cuore”, inteso come passionalità, istinti, sessualità.
E’ come se avessimo messo una camicia di forza al nostro “cuore” togliendogli quella parte di libertà, di spontaneità, di spensieratezza, di gioco, che naturalmente gli apparterrebbe a vantaggio di una cerebralità grazie alla quale abbiamo la convinzione di poter controllare tutto, anche e soprattutto le nostre emozioni più profonde, che non ci possiamo permettere di esternare
Ed ecco che sarà proprio il nostro cuore a segnalarci questi bisogni profondi di energia e di vitalità di cui la nostra anima ha bisogno di nutrirsi giornalmente.
Non sono grandi richieste da assecondare. Spesso si tratta semplicemente di poter trovare qualche spazio nella propria giornata da dedicare alle proprie passioni, a quello che ci piace fare, a quello che ci fa star bene. Magari anche a qualche trasgressione, concedendoci di uscire un pochino dagli schemi abituali, provando a vivere quello che ci viene più spontaneo, un po’ come fanno i bambini quando giocano, immersi nel mondo di fantasia e di magia.
E una volta recuperate e rimesse in prima linea queste nostre parti così profonde e così autentiche, il nostro cuore non avrà più bisogno di segnalarci la propria insofferenza accelerando o mandando fuori ritmo i suoi battiti, perché lo avremo nutrito con quello di cui ha bisogno

Filippo Vagli, Docente dell’Accademia di Naturopatia Olistica Anahata è Naturopata diplomato con lode presso Riza, Istituto di Medicina Psicosomatica, Counselor e Life Coach.
Da oltre 25 anni si dedica allo studio, alla ricerca e alla divulgazione della Naturopatia, della Psicosomatica, delle Filosofie Olistiche, delle discipline Bio-Naturali e di relazione di aiuto alla persona.




lunedì 16 luglio 2018

I CORSI DI ANAHATA: VUOI DIVENTARE UN OPERATORE DI BIODINAMICA CRANIOSACRALE CON ANAHATA?



VUOI DIVENTARE UN OPERATORE DI BIODINAMICA CRANIOSACRALE CON ANAHATA?

Sabato 6 ottobre 2018, avrà inizio presso ANAHATA, Accademia di Naturopatia Olistica, il MASTER IN BIODINAMICA CRANIOSACRALE, un appuntamento unico, da non perdere
La Biodinamica Craniosacrale è una tecnica manuale dolce e assolutamente non invasiva di derivazione Osteopatica.
L’origine di questa tecnica risale infatti agli anni ’50 del secolo scorso quando un osteopata statunitense, W. Sutherland, scoprì un movimento involontario delle ossa del cranio, movimento collegato con l’osso sacro. 
La scoperta che le ossa craniche non sono statiche ma mobili (sottilissimi ma percettibili movimenti) ha portato alla luce una serie di involontari e automatici ritmi biologici che si propagano in tutto il corpo e il loro riequilibrio tende a promuovere e stimolare le capacità di autoguarigione del corpo.
Tale disciplina si è evoluta nel corso degli anni in un trattamento denominato Biodinamica Craniosacrale non più di pertinenza esclusiva degli osteopati ma ideato e messo a punto per essere praticato con successo anche dagli Operatori Olistici e dai Massaggiatori del benessere
Scopo del master è fornire all'operatore le capacità e le sensibilità per “sentire” attraverso le mani questi movimenti, queste “maree” energetiche che si sviluppano nel corpo del ricevente
Tutto ciò al fine di identificare eventuali tensioni, restringimenti, disfunzioni del ritmo Craniosacrale, definito anche meccanismo respiratorio primario e stimolare le naturali capacità dell’intero psicosoma di auto-riequilibrarsi
Un trattamento quindi di natura Olistica dal momento che riguarda sia la sfera emozionale che fisica

Il Trattamento Craniosacrale sarà quindi di grande utilità in tutti i casi di:
-          Cefalee
-          Disturbi al collo e alla schiena
-          Dolori agli arti
-          Disturbi alla colonna vertebrale
-          Problemi posturali
-          Disturbi viscerali
-          Disfunzioni dell’articolazione temporomandibolare
-          Bruxismo
-          Nevralgia del Trigemino
-          Stress
-          Ansia
-          Emozioni trattenute
e tanto altro ancora ……

Il master, aperto sia a principianti assoluti che ad operatori del Benessere già esperti desiderosi di aggiornare il loro bagaglio tecnico e culturale, si sviluppa in 5 incontri (5 weekend dalle 10,00 alle 18,00)
Nel corso di tali momenti formativi i partecipanti apprenderanno la sensibilità necessaria a percepire il ritmo Craniosacrale e le tecniche per correggere i suoi eventuali disequilibri attraverso il “protocollo di Upledger”, osteopata statunitense del secolo scorso, professore di Biomeccanica della Facoltà di Medicina Osteopatica presso l’Università del Michigan.

Programma del Master:
-          Anatomia e fisiologia del sistema craniosacrale
-          Il tocco
-          Le fasce
-          La percezione del ritmo
-          Il protocollo di Upledger
-          Le stazioni inferiori
-          La mobilizzazione del sacro
-          Il diaframma pelvico
-          Il diaframma respiratorio
-          Il diaframma toracico
-          L’osso ioide
-          La cerniera atlante/occipitale
-          L’osso frontale
-          Le ossa parietali
-          Lo sfenoide
-          Le ossa temporali
-          L’articolazione temporomandibolare
-          Il rilascio del quarto ventricolo (CV IV)
-          Sviluppo di un trattamento di riequilibrio completo

Al termine del Master gli i partecipanti riceveranno l'Attestato di Merito relativo alle abilità conseguite
Tutti gli Attestati di Merito rilasciati da Anahata, abilitano allo svolgimento di professioni e attività legalmente riconosciute e regolamentate dalla Legge n° 4 del 14 gennaio 2013 (legge sulla libertà di esercitare professioni non organizzate in ordini o collegi)

Il Responsabile Didattico dei corsi nonché il Docente di riferimento riguardo le tecniche di Massaggio e le Materie a contenuto Olistico sarà Filippo Vagli, Naturopata diplomato con lode presso Riza, Istituto di Medicina Psicosomatica, Docente Nazionale di Tecniche di Massaggio, Counselor e Life Coach, di cui potrete trovare il relativo Curriculum Vitae sul nostro sito nella sezione CHI SIAMO.
Da oltre 25 anni Filippo Vagli si dedica allo studio, alla ricerca e alla divulgazione della Naturopatia, della Psicosomatica, delle Filosofie Olistiche, delle discipline Bio-Naturali e di relazione di aiuto alla persona.
Per qualsiasi tipo di informazione, senza alcun impegno, non esitare a contattarci
Sarà inoltre possibile fissare un appuntamento telefonico con il Docente e Responsabile didattico del corso per qualsiasi informazione o delucidazione si rendesse necessaria riguardo il programma e le modalità didattiche del Master in oggetto.
Trovi tutti i riferimenti necessari nell’area CONTATTI del sito.

Saremo molto lieti di rispondere ad ogni tuo dubbio o richiesta di approfondimento

venerdì 13 luglio 2018

IL BLOGI DI ANAHATA: ANSIA, PANICO, TRISTEZZA, DEPRESSIONE. FORSE SIAMO SOLO …. FUORI TEMPO. Di Filippo Vagli


Ogni giorno ascoltiamo persone parlare di stati di malessere quali l’ansia, il panico, la tristezza, la malinconia, la depressione.

Al di là degli aspetti patologici legati a tali situazioni, che lasciamo ai professionisti del mondo sanitario, proviamo a osservare la cosa da un altro punto di vista.
Il tempo, inteso come Passato, Presente, Futuro, tre modalità di vivere, di concepire la nostra vita, ognuna delle quali genera stati d’animo diversi
Analizziamo una per una le tre diverse modalità:

CHI VIVE NEL PASSATO: Parliamo di chi vive costantemente nel passato, ad esempio chi passa il tempo guardando le sue vecchie foto e sentendosi triste perché non si vede più giovane e bella come nel tempo che fu. Oppure quelle persone che continuano a rimuginare sul perché sono finiti vecchi amori, antiche relazioni, rapporti di amicizia.
Di tutto ciò, oggi, non possiamo cambiare più nulla e avere la mente proiettata in questo tempo ci predispone ad entrare facilmente nel mondo della depressione.
Un mio insegnante illuminato teorizzava che addirittura, tutte le fotografie vecchie andrebbero buttate via, perché tenerle e guardarle è come far nascere una nursery in un cimitero. Un’espressione forte ma che rappresenta fedelmente lo stato di benessere recita:
“Le cose vanno mangiate e poi defecate !!!!!”
Delle cose vecchie dobbiamo tenere soltanto alcune cose, quello che strettamente necessario per farci star bene, esattamente come la fisiologia ci insegna riguardo al nostro l’intestino e quindi lasciando altresì andare ciò che non serve, i prodotti di scarto, perché se conservati per troppo tempo al nostro interno possono produrre disequilibri e malattia.
Lo stato di benessere lo troviamo quando ci predisponiamo a pensare che ogni giorno possiamo RICREARE noi stessi meglio di come eravamo il giorno prima, anche se prima eravamo più giovani.
Ecco quindi l’importanza del sostantivo CREATIVITA’ che se proviamo a scomporlo otteniamo CREA – TI – VITA e ci accorgiamo facilmente che il suo significato profondo ci rimanda al concetto che c’è vita solo quando crei.
Al contrario, non c’è vita nella ripetizione e soprattutto nel ricordo.

CHI VIVE NEL FUTURO: Partiamo da un concetto base: Il futuro non esiste!!!
Come faccio a sapere se domani mi sveglierò??? Presumibilmente sarà così, ma non ne abbiamo la certezza. Come facciamo a sapere quanto traffico ci sarà domani in strada? Piuttosto che se domani il nostro capo ci tratterà bene o male, o se domani ci sveglieremo milionari perché avremo vinto al SuperEnalotto!!!!!
Chi vive costantemente nel futuro è un grandissimo generatore di ansia.
L’ansia si inscrive nel grande mondo delle paure, e sostanzialmente è rappresentata da una paura anticipatoria.
E allora, chi vive nel mondo del futuro, se il giorno successivo dovrà recarsi in un posto nuovo incomincio a dirsi: “Ma come farò a trovarlo? Aspetta che mi stampo una cartina e poi una mappa ancora più dettagliata…. però se poi mi si rompe la macchina??? E se poi la cartina non è aggiornata e mi perdo????”. Ed ecco l’ingresso automatico nel mondo dell’ansia.
Ovviamente un minimo di attenzione, di preparazione, di programmazione e pianificazione è necessaria quando si affronta qualcosa di nuovo. Non posso certamente andare a fare il relatore se non mi strutturo e se non mi preparo la conferenza, ma non devo vivere costantemente in quel mondo, altrimenti creerò solamente ansia.

CHI VIVE NEL PRESENTE: Il presente è’ il luogo del benessere.
In prima istanza se penso al termine e lo scompongo dividendolo in PRE – SENTE ho subito l’idea di trovarmi in uno stato qualitativo molto importante, il SENTIRE (Io sento)
E quando sento? Non domani, non quando ero più giovane, ma è adesso che sento, e anche quando sento qualcosa che non mi piace, che non mi fa star bene, adesso, ora, ho la possibilità di modificarla, di cambiare qualcosa per arrivare allo stato di benessere.
Ora, non domani; se sono stanco adesso, devo imparare a fermarmi e a riposarmi adesso, non domani. Se adesso ho sete, è ora che devo bere, non domani.
E’ qui, ora, adesso, l’unico momento in cui possiamo cambiare le cose.
Nessun organo del nostro corpo fa le cose solo domani o le ha fatte solo ieri (altrimenti saremmo già morti), ma le sta facendo adesso, ora, esattamente in questo momento.
Il presente è anche il luogo del dolore, ma nel momento in cui tu vivi il presente e accogli il tuo dolore, quel dolore cambia qualcosa in te, modifica qualcosa nella tua vita e magari ti permette di fare cose che senza quel dolore non avresti fatto.
Il fatto stesso che il dolore ci costringa a fermarci, a modificare le nostre abitudini, il nostro stile di vita, già di per sè genera un cambiamento che è l’unico modo per uscire dalla malattia. 

Stare qui, nel qui e ora, vivere il presente vuol dire anche avere CONSAPEVOLEZZA di sè e del perché sto facendo una cosa e che magari sto adattandomi ad una situazione per un piccolo e giusto compromesso, non perché soni un incapace ma perché sono flessibile.
Infine, vivere nel presente significa anche LEGITTIMARSI, un elemento di fondamentale importanza per il nostro benessere perché ci offre la possibilità di entrare in uno stato energetico tale da poter in qualche maniera “gestire” un’emozione.
Basti pensare all’emozione delle emozioni, la paura.
Ognuno di noi è legittimo che in determinate circostanze abbia paura. Avere paura quando affrontiamo una prova difficile o davanti a certe situazioni non significa essere deboli, ma semplicemente essere in contatto con le proprie emozioni. Ecco che legittimarsi: significa anche dirsi: “Ok, ho paura…..ci può stare!!!!!”


Filippo Vagli, Responsabile Didattico e Docente dell’Accademia di Naturopatia Olistica Anahata è Naturopata diplomato con lode presso Riza, Istituto di Medicina Psicosomatica , Counselor e Life Coach.
Da oltre 25 anni si dedica allo studio, alla ricerca e alla divulgazione della Naturopatia, della Psicosomatica, delle Filosofie Olistiche, delle discipline Bio-Naturali e di relazione di aiuto alla persona.



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